Lo sviluppo del linguaggio nella prima infanzia (0-3 anni)

Linguaggio neonato

La normale evoluzione della comunicazione nel primo anno di vita, si realizza attraverso due passaggi fondamentali: da una comunicazione non intenzionale a una comunicazione intenzionale e da una comunicazione non linguistica a una comunicazione linguistica. Alcuni studiosi affermano che il sorriso, il pianto e le vocalizzazioni sono comportamenti “istintivi” che si sono evoluti per appagare i bisogni primari del neonato, acquisendo un valore adattivo nel corso dell’evoluzione della specie. Questi comportamenti hanno la funzione perciò di attirare la figura materna, affinché soddisfi prima i bisogni fisiologici del bambino e successivamente anche quelli psicologici.
I tempi critici dell’acquisizione dei meccanismi comunicativi si collocano in un arco di tempo compreso nei primi tre anni di vita; mentre i tempi critici per l’acquisizione dei meccanismi linguistici si identificano nel periodo compreso tra i 18 ed i 48 mesi, avendo come tappa intermedia di riferimento la comparsa della frase bitermine e un patrimonio lessicale di almeno 20 parole (ai 24 mesi).
È importante ricordare che le prime produzioni del bambino sono il risultato della maturazione di molte altre competenze: ascolto e discriminazione di suoni e parole, competenze motorie e prassiche, sviluppo cognitivo e affettivo.

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Il futuro di bambini/ragazzi con autismo: la visione dei genitori

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Il futuro dei bambini con autismo non rappresenta soltanto un concetto o un’idea a cui pensare a tempo debito, ma riguarda una realtà attuale e per alcune famiglie imminente su cui vale la pena soffermarsi a riflettere. Pensare al futuro di questi bambini, ci obbliga a prendere in considerazione tale argomento a 360 grandi, partendo dall’aumento epidemiologico dell’autismo e delle patologie a esso correlate, passando per la qualità degli interventi offerti (sia dal servizio pubblico che dai privati), fino ad arrivare al “dopo di noi”. Questi aspetti sono tra loro strettamente interconnessi: il considerevole aumento di bambini affetti da autismo, registrato negli ultimi 10 anni, non può che portarci a pensare a quale investimento economico deve (e non dovrà) sostenere lo Stato o i privati in termini di programmi per le autonomie, strutture adeguate, formazione di personale qualificato, ecc. Gli interventi terapeutici devono prevedere un recupero in una prospettiva di lungimiranza tesa a migliorare la qualità della vita e assicurare una vera e propria integrazione sociale. Inoltre le famiglie dovrebbero essere sostenute non solo economicamente, ma anche socialmente e psicologicamente.

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Difficoltà nella gestione di un figlio con autismo: la parola ai genitori

Buon compleanno Mr GrAPE 2

Nell’ultimo decennio l’aspetto della qualità della vita nel soggetto autistico ha assunto un ruolo fondamentale in relazione alla scarsa efficacia di terapie farmacologiche e alla persistenza del nucleo autistico per tutta la vita. Infatti la comprensione e la valutazione del comportamento del bambino/ragazzo con autismo ha ricevuto nel corso degli anni sempre maggior attenzione, aumentando gradualmente l’interesse per una migliore gestione e per la realizzazione di progetti condivisi tra gli operatori del settore, le famiglie e i responsabili della politica sanitaria (anche se mai abbastanza). Nonostante questo, la letteratura riporta che le famiglie con figli autistici hanno i più alti livelli stress e più problemi familiari rispetto alle famiglie di bambini con altre disabilità. Il profilo comportamentale che spesso caratterizza in modo rilevante questa sindrome può interferire con ripercussioni negative sulla qualità della vita familiare.

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